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La Pasta del “Trappitaro”

 

La Pasta del “Trappitaro”

Tempo d’olive, frantoi aperti e olio nuovo.

 

Sembra ieri e invece è volato via mezzo secolo da quando poco più che un bambino, passavo interi pomeriggi nel vecchio frantoio di fronte casa mia.

Attratto da quelle grosse ruote in pietra che giravano notte e giorno, schiacciando le olive appena portate dai campi, fino ad ottenere una poltiglia, che veniva spalmata su dischi circolari di corda, con un grosso foro al centro, “ I vrisql”.

Tre dischi con la pasta, uno vuoto e sopra un pesante disco di metallo, infilati in un tubo d’acciaio.

Ogni carrello alto circa due metri, una volta pieno era spostato a fatica sotto delle enormi presse o così a me sembravano viste con gli occhi di un ragazzino.

Le presse lentamente schiacciavano la pasta facendo fuoriuscire un liquido rossastro marrone verde che era poi passato in un macchinario che centrifugandolo separava l’olio dall’acqua.

Quanto olio ho visto uscire da quella macchina infernale ma geniale, “ u s parator” ed il bello era fare come i proprietari delle olive, che si bagnavano le dita con quell’oro verde giallastro e lo assaggiavano, e subito dopo io come loro.

Poi c’era la pausa pranzo, cena o colazione, i proprietari che molivano le olive portavano qualche bottiglia di vino, di birra della salsiccia oppure del formaggio facendosi ben volere dagli operai così che tenessero le presse con la loro pasta più a lungo sotto pressione, in maniera di far uscire più liquido possibile.

Si mangiava cosi molto frugalmente ma in un clima sereno e conviviale, ed io che ero la mascotte del frantoio assaggiavo volentieri quel cibo che aveva un sapore unico, in quell’aria intrisa d’olive schiacciate olio e l’odore dei sacchi di iuta che contenevano le olive.

A volte si friggevano le olive appena raccolte con un po’ d’olio nuovo aglio e peperoncino ed in quell’olio sì ci bagnavano fette di pane ma qualche volta quando i tempi di lavorazione lo permettevano, questo spesso succedeva di sera tardi con le olive fritte così sì ci condiva una sorta di pasta aglio e olio.

Avvolto da quei ricordi di ragazzino e con ancora nel naso e nella gola quegli odori e sapori vi propongo oggi, la mia idea di pasta dei trappitari, operai del trappito, alias frantoio.

 

Ingredienti:

 Olive belle mature appena raccolte, olio nuovo, aglio peperoncino prezzemolo e pane tostato alla paprica.

 

Execution:

 Acqua per la pasta sul fornello, mentre aspettiamo che raggiunga il bollore prepariamo il condimento, sciacquiamo le olive e asciughiamole bene, in una padella versiamo dell’olio nuovo, un paio di spicchi d’aglio che lasciamo dorare per bene, caliamo gli spaghetti in acqua dopo averla salata, torniamo alla padella con l’olio che ormai e caldissimo alziamo l’aglio e tuffiamo le olive nell’olio bollente, aggiungendo i gambi di prezzemolo sminuzzati finemente e un po’ di sale, lasciamo soffriggere fin, quando sarà pronta la pasta, che scoleremo direttamente in padella, lasciamola insaporire e amalgamare bene spolverando con abbondante prezzemolo.

Impiattiamo e guarniamo con la mollica di pane tostato altro peperoncino e un po’ d’olio e le olive che rotolano, serviamo fumante questo piatto dai sapori decisi che forse non piacerà a molti, ma credetemi e assolutamente da provare e poi come si dice il sapore di certi ricordi non a prezzo.

Flaviano come sempre vi saluta con un abbraccio virtuale rimandandovi alle prossime ricette.











 

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